A parte il fatto che quel parchetto mette una mestizia unica, se ti soffermi a guardare gli animali: tre oche che se gli dai una pentola si buttano da sole in forno con le patate, una capretta che deve aver visto la prima puntata in assoluto di Heidi, e un capriolo -con la rogna al pelo- raggomitolato in preghiera in un angolo.
Bhe poi ci sono anche le tartarughe del laghetto.
Ma più che laghetto è un acquitrino, e le tartarughe rischiano lo scontro frontale se non stanno attente.
Lo tengono lì, credo, per produrre la quota annuale provinciale di zanzare, tigre e non, nel caso i fossati ne rimanessero prive.
Mestizia dunque.
Ma anche simpatia sopra i limiti, quando incroci le signore che ci passeggiano.
Tipo la 60enne dalla ricrescita violenta, che, incrociandomi sul sentiero, ha avuto lo sguardo di un messicano che incrocia un maiale col termometro in bocca: "spostati! fai passare la puerpera!!!".
Manco a dirlo, la sua amica si è piroettata sul praticello, lasciandomi spazio.
O la mamma con amiche e figlio a seguito: "guarda la signora che anguria che ha! guardaaaaaaaa, guarda l'anguria!".
Manco avessi la panza a righe verdi.
L'occhiale scuro non deve aver nascosto il mio sguardo, visto che la sua amica l'ha zittita con un "ma dai, basta".
E appunto mi è bastato, per uscire dal parchetto della felicità, al suono delle parole del mio 3/4: "andiamo, che magari qualcuno ha paura che esplodi e di annegare col latte".
